Noi li chiamiamo anziani, vecchi, grandi ... ma loro sono il futuro di quello che dovremmo essere noi, si ... proprio loro ... quelli che sono nati senza la tecnologia di adesso, quelli che hanno conosciuto la povertà dopo una guerra e la ricchezza dilagante in seguito.
Loro che come un uragano hanno visto piombare nelle loro case e nella loro vita la plastica, i telefonini e il televisore... loro che adesso non vengono degnati di essere ascoltati da i mille racconti che custodiscono come tesori e vorrebbero condividere con la gioventù di adesso.
Uomini che quando siamo bambini non vediamo l'ora di stare vicino a loro, per essere viziati e sentire le fiabe della loro vita, ma quando cresciamo non interessa perdere il tempo con loro se non ci danno un beneficio materiale, loro, che secondo noi non sono degni di sedersi al nostro posto su una metropolitana. Tristi, soli, consapevoli che il loro tempo è finito e quegli insegnamenti che hanno ricevuto a loro volta verranno persi con la loro conoscenza, lasciando spazio ad una tecnologia che non ha morale ma solo consumismo.
Ascoltarli non significa solo accontentare la nostra sete di sapere, ma apprendere come vivere e sopravvivere con dignità in un pianeta che sta pian piano scomparendo lasciando spazio ad una tecnologia unitaria che ci fa credere sempre di più che possiamo vivere in una società con il minimo sforzo e coinvolgimento.